l’Ucraina, l’Italia e il prezzo dell’egemonia USA


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Un delirante articolo di Robert Kagan, autorevole esponente Neocon Americano sulle ragioni della guerra in Ucraina.

Ucraina e interessi USA - il prezzo dell'egemonia - imagine decorativa

Per i Neocon USA l’America è un Paese naturalmente egemone cui gli altri Stati si assoggettano volentieri. Ucraina? L’Occidente è stato troppo permissivo con Putin. Guerra nucleare? Il rischio c’era prima e c’è adesso.

Foreign Affairs ha pubblicato un delirante articolo di Robert Kagan: “Il prezzo dell’egemonia“.

Secondo Kagan, posto che l’egemonia americana è ineluttabile, occorre che tutti ne prendano atto e si rassegnino.

Occorre mettere in chiaro anche con la Cina che l’America risponderà in modo efficace a qualsiasi azione cinese contro i suoi vicini.

Per meglio inquadrare chi sia Robert Kagan, dobbiamo ricordare che è marito di Victoria Nuland e cofondatore del PNAC, il Programma per il Nuovo Secolo Americano.

Victoria Nuland

Di Victoria Nuland ho già scritto.

L’abbiamo vista in audizione al Senato degli Stati Uniti mentre parlava dei laboratori biologici USA in Ucraina.

Ne ho anche scritto a proposito del colpo di Stato in Ucraina del 2013-2014, quando, in una telefonata con l’Ambasciatore USA in Ucraina Geoffrey Pyatt pronunciò il famoso “Fuck EU” (“si fotta l’Unione Europea”).

In realtà con quella telefonata la Nuland costituiva, di fatto, il nuovo Gabinetto ucraino di Petro Poroshenko. Dopo aver deposto il Presidente Viktor Janukovyč con l’organizzazione della “rivolta di Maidan”.

Quindi “Fuck EU” è, forse, l’aspetto meno problematico della conversazione.

E dietro le quinte, Joe Biden (all’epoca Vice Presidente degli Stati Uniti).

Victoria Nuland è una storica “interventista” e, come dicevamo, è sposata con Robert Kagan, neocon, uno dei teorici e fondatori del PNAC (Project for the New American Century).

Il PNAC

I principi fondamentali e gli obiettivi del PNAC sono tutti incentrati sull’egemonia e sugli interessi Americani:

  • la leadership americana è un bene sia per l’America che per il resto del mondo;
  • questa leadership richiede forza militare, energia diplomatica e affidamento a principi morali;
  • troppo pochi leader politici oggi stanno preparando la leadership globale.

Secondo il PNAC, l’America dovrebbe

  • Riposizionare permanentemente le basi di forze in Europa del Sud, Sud-Est dell’Asia e Medio Oriente;
  • Modernizzare le forze degli Stati Uniti,migliorare gli aerei da guerra e le capacità dei sottomarini e della flotta di superficie;
  • Sviluppare e schierare un sistema di difesa missilistica e sviluppare una dominazione strategica dello spazio;
  • Controllare le “comunità internazionali” del ciberspazio (internet);
  • Incrementare le spese per la difesa fino a un minimo del 3,8% del prodotto interno lordo.

per raggiungere gli obiettivi

  • Un significativo incremento della spesa militare degli USA;
  • Consolidare i legami con gli alleati degli USA e sfidare i regimi ostili agli interessi e ai valori americani;
  • Promuovere la causa della libertà politica ed economica al di fuori degli USA;
  • Preservare ed estendere un assetto internazionale favorevole alla sicurezza, alla prosperità e ai principi degli USA.

Tutto ruota, quindi, attorno agli interessi americani. “Fuck EU”, per l’appunto!

Neoconservatori

Abbiamo già visto che Robert Kagan, marito di Victoria Nuland, è uno dei fondatori e teorici principali del PNAC.

Si tratta di un neoconservatore (Neocon).

Nell’Enciclopedia Treccani leggiamo:

ai neoconservatori viene infatti attribuita la paternità della teoria dell’esportazione della democrazia nel mondo (in funzione antiterroristica), ricorrendo anche all’intervento militare per rovesciare regimi dittatoriali.

In buona sostanza tutte le “esportazioni di democrazia” con le bombe USA che hanno lasciato sacche di devastazione, di caos e conseguenziali culle di terrorismo (Afghanistan, Iraq, Libia eccetera) sono il frutto della teoria neoconservatrice, come le “rivoluzioni colorate” (fra le tante, anche l’Ucraina).

Robert Kagan

Un articolo di Robert Kagan pubblicato su “Foreign Affairs” è estremamente illuminante: “Il prezzo dell’egemonia”

Lo riporto qui a seguire in versione integrale, perché l’incipit “in chiaro” on line può essere fuorviante

The Price of Hegemony _ Foreign Affairs-fil

Kagan spiega che gli Stati Uniti erano l’unica vera superpotenza globale già durante la “Guerra Fredda”.

Il collasso dell’URSS ha semplicemente incrementato l’egemonia americana.

L’egemonia USA

Secondo Kagan, l’egemonia USA è “naturale”:

Un Paese potente militarmente, economicamente eculturalmente, esercita influenza sugli altri Stati con la sua semplice presenza, come un grande corpo nello spazio influenza il comportamente dei corpi più piccoli mediante la forza di gravità. Anche se gli Stati Uniti non si fossero espansi aggressivamente (notare “anche se”, n.d.r.) in Europa e certamente non con mezzi militari, il collasso della potenza sovietica ha aumentato il potere attrattivo degli Stati Uniti e dei suoi democratici alleati.

Evidentemente Kagan glissa sulle “Guerre Jugoslave” (1991-2001). Bosnia, Croazia, Serbia, Kosovo eccetera.

Glissa anche sulla stessa Ucraina, dove la “Primavera arancione” (prima) e il colpo di Stato (poi) sono stati orchestrati dagli Stati Uniti (Fuck EU).

Solo per limitarci all’Europa, ovviamente.

Per Kagan, mentre i britannici, i francesi e, in parte, il Giappone si sono rassegnati alla supremazia USA, Russia e Cina no.

In tutto il “trattato” traspare la naturalezza con cui Kagan (e tutto il cucuzzaro Neocon americano) ritengono che il mondo intero debba semplicemente sottomettersi più o meno volontariamente.

Tutti devono riconoscere l’egemonia degli Stati Uniti.

Washington ed Europa troppo permissivi con Putin

Una parte quasi divertende dell’articolo riguarda le responsabilità dell’Occidente in cui Kagan si esercita in esempi plastici di “memoria selettiva”.

Secondo Kagan, infatti

Washington e l’Europa sono stati a guardare mentre Putin incrementava la capacità militare e niente hanno fatto quanto ha testato la risolutezza occidentale prima in Georgia nel 2008 e poi in Ucraina, nel 2014

E, d’altro canto,

La Russia può possedere un pauroso arsenale nucleare, ma il rischio che Mosca lo usi non è più alto adesso di quanto non lo fosse nel 2008 o 2014, se l’Occidente fosse intervenuto

Se questa non è follia…

Ma a cosa si riferisce con le “crisi” del 2008 e del 2014?

Georgia nel 2008

Ovviamente, Kagan ha una memoria selettiva.

L’Ossezia è una regione interamente francofona e russofila.

Alla caduta dell’URSS, l’Ossezia del nord rimase sotto il controllo russo, come Repubblica autonoma, mentre l’Ossezia del sud rimase sotto la sovranità georgiana.

Fra il 1988 e il 1992 gli osseti del sud insorsero. L’insurrezione di placò con un “cessate il fuoco” a seguito del quale la regione rimase solo formalmente sotto il controllo georgiano.

Nella realtà si trattava adesso di un piccolo Stato nei fatti indipendente.

Nel 2004 in Georgia si verifica una delle prime “rivoluzioni colorate” che porta al potere Mikheil Saakašvili.

L’8 agosto 2008, giorno inaugurale delle olimpiadi di Pechino, le truppe della Georgia attaccarono l’Ossezia del sud.

Scrive Limes

Al presidente Bush devono anche aver rammentato che la Georgia in questione non era quella struggente di Ray Charles o frizzante della Coca-Cola, ma quella del Caucaso, ex repubblica sovietica ora governata da Mikheil Saakashvili, un giovanottone istruito e messo al potere dal Dipartimento di Stato con il benestare del Pentagono e dei servizi segreti.

Il 9 agosto la Russia di Putin inviava le sue truppe. Dopo aver liberato l’Ossezia del sud, a ferragosto le truppe russe erano quasi alle porte della capitale, Tbilisi. Il cessate il fuoco si avrà il 18 agosto. Le truppe russe si ritirarono tranne che, ovviamente, dall’Ossezia del Sud.

La reazione di Putin nel 2008, quindi, fu direttamente proporzionale all’azione di uno dei burattini neocon.

Rammento che, come abbiamo visto in «Colloqui di pace per l’Ucraina, ma c’è chi dice “no”», la Georgia giocò un ruolo fondamentale nel colpo di Stato di Maidan, in Ucraina. Georgiani erano, infatti, i cecchini.

Ucraina nel 2014

Ne ho ampiamente scritto, da ultimo in «Colloqui di pace per l’Ucraina, ma c’è chi dice “no”».

Si tratta del colpo di Stato organizzato proprio dalla moglie di Kagan, Victoria Nuland, dal Senatore McCain con dietro Joe Biden.

In quell’occasione, la Crimea (a stragrande maggioranza russofona) non volle riconoscere la nuova autorità di Kiev creata dal Dipartimento di Stato USA e, nel marzo del 2014, venne indetto un referendum.

Con una affluenza di oltre l’83% una maggioranza del 96%, la Crimea e Sebastopoli dichiararono l’indipendenza dall’Ucraina e richiesero l’adesione alla Russia.

Secondo Stati Uniti, Unione Europea e Ucraina, iIl referendum non è legale, ma l’Ucraina dichiarò la Crimea “territorio temporaneamente occupato dalla Federazione russa”.

Evidentemente Robert Kagan ha dimenticato il ruolo della sua dolce mogliettina in Ucraina.

Siria

Kagan fa anche riferimento a “una robusta presenza russa in Siria da cui le sue armi potrebbero raggiungere il fianco sud-est della NATO”. 

Anche qui, evidentemente, fa esercizio di selezione.

Come è noto, il Dipartimento di Stato americano aveva organizzato un colpo di Stato anche in Siria. Stavolta utilizzando i terroristi ISIS/ISIL per rovesciare Bashar al-Assad.

Fu il Presidente siriano a chiedere l’intervento militare della Russia, nella sua piena autodeterminazione. In Siria la presenza americana non ha ragione d’essere, visto che nessuno l’ha chiesta.

In buona sostanza, l’articolo di Kagal si può sintetizzare in “L’egemonia sul mondo è il destino dell’America. Il fardello che gli americani sono costretti a portare”.

Draghi e le comunicazioni sul conflitto in Ucraina

L’1 marzo Draghi si è presentato al Senato per le “comunicazioni” sull’Ucraina.

In più di mezz’ora di discorso ha citato solo Robert Kagan:

Come aveva osservato lo storico Robert Kagan, la giungla della storia è tornata, e le sue liane vogliono avvolgere il giardino di pace in cui eravamo convinti di abitare.

Quando il Presidente del Consiglio Italiano cita il teorico della supremazia americana sul mondo, le speranze che possa fare gli interessi dell’Italia sono nulle.

E infatti è sotto gli occhi di tutti che in questo conflitto l’Italia non ha altro ruolo che “scendiletto dei neocon americani”.

L’Italia, il cui Ministro degli Esteri (il Capo della Diplomazia) si aliena qualsiasi possibilità di interlocuzione quando arriva a dichiarare che Putin è peggio di un animale.

Tutti i partiti di maggioranza, col PD in testa ed Enrico Letta con l’elmetto, sostengono questa posizione completamente prona al sogno egemonico dei neocon.

L’Italia crolla sotto il peso delle sanzioni boomerang lanciate contro la Russia. E sotto i sorrisi idioti di quei politici che fingono di non capire che in ginocchio siamo noi italiani, non la Russia.

Ma cosa non si farebbe per l’egemonia e la grandezza dell’America?

Che, nel frattempo, da lontano, sgranocchia popcorn.

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Un commento su “l’Ucraina, l’Italia e il prezzo dell’egemonia USA

  • Valerio Santoro

    Il peggiore è Berlusconi: senza l’appoggio di Putin (la tuta russa durante la sua “convalescenza”), gli occidentali lo avrebbero fatto fuori senza pietà.
    Gente come questa ci rende ridicoli e ci mostra come voltagabbana al resto del mondo.

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